La Collezione d'arte

Molte opere della collezione sono state acquistate da Marco Besso presso gallerie antiquarie e case d'asta dopo il 1905 per arredare la nuova casa romana come le tre grandi tele del Salone Rosso di Sebastiano Ricci, ispirate alla storia antica di Roma. I quadri del Ricci, provenienti da un palazzo veneziano, si possono ammirare ancora oggi nel Salone Rosso, l’odierna Sala del Consiglio, insieme agli stessi arredi, consolles, specchiere, divani e poltrone in stile Lugi XIV. Le tele di Francesco Zuccarelli, provenienti da una collezione inglese, facevano parte della quadreria del Salone Verde con la volta in stile liberty, mentre il ritratto di Rosalba Carriera era nella Sala della Musica dedicata ai ritratti al femminile. 

La creazione della preziosa collezione orientale, collocata principalmente e congenialmente nel Salotto cinese, è invece legata alla passione per l'Estremo Oriente del figlio Salvatore. Arredi, sculture antiche, vasi e stoffe ricamate provengono perlopiù dai luoghi visitati da Salvatore nei due viaggi compiuti in Estremo Oriente, come inviato della rivista La Tribuna. Salvatore si reca in Corea, Cina e Giappone nel primo viaggio del 1910- 1911 e in Siam e Cina nel secondo viaggio del 1911- 1912, quest' ultimo documentato dal libro Siam & Cina.

L'articolata collezione d'arte riflette il carattere di Marco Besso, ricco di passioni e sempre aperto alle novità ed anche il gusto eclettico del tempo con una tendenza alla sovrapposizione di stili.

Prospetto del nuovo navale di Ripetta  fabbricato sotto i gloriosi auspici di N.S. Papa Clemente XI nella Presidenza edilizia di Monsig. Nicolò Giudice

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Trofei de Daci e de Sarmati ed altri popoli alleati scolpiti nella fascia e nel piedestallo della colonna Traiana

La quadreria della Fondazione è stata stimata da Corrado Ricci nel 1921 dopo la morte di Marco Besso,

Le opere vanno cronologicamente dalla fine del XVI agli inizi del XX secolo,

Lungo il Percorso museale insieme alle opere della Collezione d'arte di Marco Besso sono inserite alcune incisioni provenienti dal ricchissimo patrimonio della Biblioteca, come il Porto di Ripetta di Alessandro Specchi nella Sala delle Vedute o il particolare della Colonna Traiana, in cui Vittoria scrive in uno scudo, e con un piede preme un elmo sarmatico del vinto, di Giovanni Battista Piranesi nella Sala delle Donne

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Domenico Zampieri (Domenichino) (attrib.)

Sibilla con putto, olio su tela (sec. XVII)

alcune opere della sua collezione

Il sacrificio al dio Pane / Giunio Bruto

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Sebastiano Ricci, olio su tela (sec.  XVII-XVIII) 

          L’elegante dipinto potrebbe essere un’opera della prima maturità di Sebastiano Ricci (Belluno 1659 - Venezia 1734), colta e raffinata nella sintassi cromatica e nell’impostazione della scena con chiari riferimenti all’architettura del Palladio.

          La fonte del tema deriva da Ab Urbe condita, I, 56 di Tito Livio in cui si narra che Tarquinio il Superbo inviò due suoi figli e Giunio Bruto, il futuro fondatore della Repubblica Romana, a Delfi per interpellare l’oracolo su chi avrebbe governato un giorno Roma.

          La sacerdotessa Pizia rispose che avrebbe governato Roma colui che per primo avesse baciato la propria madre. Bruto, stanco del dispotismo del re, fingendo di inciampare, baciò la terra, madre comune di tutti i mortali.

Fuga di Clelia dal Campo di Porsenna/ Clelia traversa a nuoto il Tevere

Sebastiano Ricci, olio su tela (sec.  XVII-XVIII) 

             Il tema è tratto dalla Prima Decade di Tito Livio: la giovane eroina romana è rappresentata mentre, attraversa a nuoto il Tevere per ricongiungersi alla sua gente.

             Sulla riva opposta del fiume si trova l’accampamento etrusco del re Porsenna.

Paesaggio con rovine classiche o colonnato in rovina e figure

Francesco Zuccarelli, olio su tela (sec. XVIII)

             Francesco Zuccarelli (Pitigliano 1702 – Firenze 1788) Incisore e pittore fuse il paesaggio classico seicentesco con quello dei fiamminghi ricco di particolari ed unendoci anche il gusto arcadico creò uno stile di grande successo all’estero, soprattutto in Inghilterra, dove a Londra fu uno dei fondatori della Royal Academy of Arts. 

             Corrado Ricci che stimò la collezione dei dipinti di Marco Besso dopo la sua morte, lo ho considerato tra le opere più importanti:

             "È opera di rara bellezza e forse uno dei capolavori del maestro toscano. Questo dipinto e il suo di riscontro forse ancor più bello, sarebbero di ornamento in qualsiasi pubblica Galleria".

Sofonisba che prende il veleno

Sebastiano Ricci, olio su tela (sec.  XVII-XVIII) 

          La tela affronta una tematica cara a tutto il Seicento italiano.

          Il tempo d’ambientazione è il periodo della Seconda Guerra Punica e la scena rappresenta il momento in cui Sofonisba, regina di Numidia, riceve l'ampolla con il veleno inviatagli da Massinissa per non farla cadere nelle mani dei vincitori.

          Sofonisba, dopo aver confortato la nutrice Erminia e le astanti, beve coraggiosamente.

Gentildonna in abito bianco perla

con sciarpa azzurra

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Rosalba Carriera, pastello (sec. XVII-XVIII)

          Il dipinto acquistato da Marco Besso era stato esposto alla Mostra dei Ritratti del Settecento a Milano nel 1910. 

          Nell’Inventario degli oggetti d’arte del 30 aprile1915 l’opera, presente nel Salotto della Musica, è descritta: per la grazia, per la dolcezza dei toni e per la fusione armonica dei colori, supera di gran lunga la schiera dei pastellisti italiani coevi ed è degna di star d’accanto ai francesi migliori.

          Le opere di Rosalba Carriera (Venezia 1675-1757) si discostano dallo stereotipo del ritratto della dama settecentesca. 

          La pittrice si specializza nella tecnica del pastello ammorbidendo lo schema disegnativo che schiarisce in prossimità dei contorni della figura.

Golfo di mare, Paesaggio con figure e marina in fondo

Francesco Zuccarelli, olio su tela (sec. XVIII)

           Il dipinto fu acquistato da Marco presso la casa di vendite Luigi Battistelli di Milano nel 1910, fa parte di una collezione inglese (Raccolta B. Y. Pearson)

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Testa del Buddha in bronzo su nucleo di terracotta

di stile ayutthaya con capigliatura a minuti riccioli culminanti nell’ushnisha priva di fiamma proveniente dal Siam  h 0,30 m (1400- 1500)

   Area Estremo Oriente percorso museale   

Testa del Buddha in bronzo proveniente dal Siam

testa da grande statua in paramenti reali minori in stile ayutthaya classico.   

h 0,39 m (1500- 1600)

(Thailandia centro-settentrionale)

   Salotto Cinese   

Le due teste del Buddha sono le opere più antiche della Collezione dopo

il “Busto di nobildonna romana” del II sec. d.C..

Sono state donate dalla famiglia reale del Siam a Salvatore, figlio di Marco Besso che aveva assistito a Bangkok nel 1911 all’incoronazione di Maha Vajiravudh, Rama VI, come corrispondente del giornale romano La Tribuna

Nel 2019 sono state esposte nella mostra: “Antico Siam. Lo Splendore dei Regni Thai", Mostra celebrativa per il 150° anniversario del trattato di Amicizia e Commercio tra Italia e Thailandia a cura di: Museo delle Civiltà e Ismeo

18 maggio -30 settembre 2019 - Museo delle Civiltà